La Granfondo dei trapiantati fa tappa al Laurana Baldi: «Il trapianto è vita»

Urbino Liceo Laurana Baldi – Dieci ciclisti, tutti trapiantati, alcuni con oltre vent’anni di vita riconquistata dopo l’intervento, hanno fatto tappa mercoledì 30 settembre al Liceo Laurana Baldi di Urbino per raccontare agli studenti una storia fatta di solidarietà e rinascita. Nell’aula magna del liceo scientifico, le classi quarte hanno incontrato il gruppo della Granfondo ciclistica dei trapiantati, manifestazione giunta alla ventesima edizione, nata a Bergamo da un’idea dell’Associazione Amici del Trapianto di Fegato e realizzata in collaborazione con l’Associazione Papa Giovanni e con i Centri regionali trapianti delle Marche e dell’Emilia-Romagna. Un viaggio attraverso l’Italia in bicicletta, con tappe a Fano, Urbino, Rimini e Ravenna, prima dell’arrivo a Ferrara, previsto nel pomeriggio di venerdì 2 ottobre. Ma soprattutto un viaggio per portare un messaggio: sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni sul valore della donazione degli organi.

L’incontro ha coinvolto anche rappresentanti della sanità locale, dell’associazione AIDO di Urbino e dell’amministrazione comunale. Promotori dell’evento, dal Centro Regionale Trapianti delle Marche, il dott. Benedetto Marini e Dott.ssa Paola Carletti, accolti dal Dipartimento di Scienze Naturali del Laurana Baldi, in particolare dalla professoressa Federica Mercantini, con il sostegno della dirigente scolastica Carla Campogiani. Ad aprire i lavori è stata la dottoressa Silvia Andreassi, dirigente medico di Anestesia e Rianimazione del Presidio Sanitario di Urbino, che ha sottolineato la necessità di «parlare di donazione, soprattutto con i giovani». A colpire la platea non sono state solo le parole dei medici, ma soprattutto le storie personali dei ciclisti “capaci di trasformare” - come ha commentato la Vicepreside Prof.ssa Di Massa – “un tema spesso percepito come lontano in una realtà profondamente umana”. Protagonisti dieci atleti trapiantati di fegato, cuore e midollo, accompagnati da mogli, medici e organizzatori. Nel complesso una “carovana” di oltre trenta persone. Un dettaglio ha sorpreso particolarmente i ragazzi: nessuno dei ciclisti aveva meno di 60 anni e il più anziano aveva superato gli 80. Per alcuni di loro il trapianto risale addirittura a 23 o 27 anni fa. Numeri che raccontano una possibilità concreta: quella di tornare a vivere e guardare al futuro anche dopo un intervento complesso.

A rispondere alle numerose domande degli studenti sono intervenuti il dottor Benedetto Marini, il Dott. Mariangelo Cossolini ed il dottor Paolo Brancaleoni, direttore dell’UOC Anestesia e Rianimazione di Urbino e docente del Laurana nel corso di potenziamento di Biomedica. Presenti, inoltre, per l’amministrazione comunale, l’assessora alle infrastrutture sportive Marianna Vetri e Gianfranco Fedrigucci, assessore alle attività sportive e alla Protezione Civile. Quest’ultimo si è rivolto ai ragazzi esortandoli a praticare sport, inteso non solo come abitudine fondamentale per la salute, ma soprattutto come espressione di amore per la vita.
Il confronto si è sviluppato attorno a un punto: cosa significa scegliere di donare i propri organi. Si è parlato della possibilità di esprimere la propria volontà, sottolineando quanto sia importante farlo consapevolmente e in anticipo, per evitare che una decisione tanto difficile debba ricadere sui familiari nel momento doloroso della perdita di una persona cara. Ma le domande dei ragazzi hanno spinto il confronto oltre gli aspetti strettamente medici. Hanno chiesto come vengano individuati i donatori, quali siano i criteri di compatibilità, quanto possa durare l’attesa in lista e come avvenga concretamente il percorso che conduce al trapianto. Non sono mancati interrogativi più personali: quale rapporto possa esistere tra la famiglia del donatore e quella del ricevente, perché i contatti tra le due famiglie siano generalmente scoraggiati, come si affronti psicologicamente la notizia di avere bisogno di un trapianto e come si riesca a convivere con l’incertezza dell’attesa.
Le risposte dei ciclisti hanno lasciato il segno. Dietro ogni atleta c’è infatti una storia di attesa e di paura, ma anche di rinascita e di riconoscenza verso i familiari che hanno sostenuto il percorso. Alla fine dell’incontro è stato lanciato un messaggio inequivocabile: parlare di donazione significa, prima di tutto, parlare di vita, mettere in movimento le biciclette è di fatto un modo per attivare le coscienze.
Fabiana Ciacci
Ultima revisione il 09-10-2026
