Intervista a Padre Fermino Girolometti grafologo


Incontri con la grafologia

La classe IV A incontra Padre Fermino Giacometti
presso la sede dell’Istituto Grafologico “Girolamo Moretti” a Urbino
Nel primo episodio:
Dopo i saluti e i ringraziamenti per la reciproca disponibilità a conoscere ed ascoltare, e a raccontare e spiegare, Padre Fermino che è grafologo e vive nel convento dei Frati Minori Conventuali, dove ha sede l’Istituto Grafologico “Girolamo Moretti” a Urbino, comincia a raccontare.
Facciamo un breve richiamo storico. L'Istituto Grafologico nasce nel 1970 ad Ancona, presso il Convento di San Francesco delle Scale, una struttura molto antica. All'epoca, l'attività era portata avanti prevalentemente da una sola persona: Padre Lamberto Torbidoni, che aveva collaborato per diversi anni con Padre Girolamo Moretti, ideatore del metodo grafologico che utilizziamo tuttora.
La fondazione dell'Istituto è stata preceduta dalla nascita dello Studio Grafologico. Tra le due realtà esiste una differenza fondamentale: lo Studio Grafologico “Girolamo Moretti” era un centro di consulenza. Padre Moretti offriva consulenza alle famiglie, supporto per l'orientamento scolastico e per l'inserimento nel mondo del lavoro. Aveva iniziato a interessarsi di grafologia nel 1905, basandosi su un principio fondamentale: la scrittura è un comportamento umano, anzi, è uno dei più complessi. In tutte le discipline che studiano l'uomo si analizza il comportamento: si osserva come una persona vive le emozioni, come gestisce le relazioni o, ad esempio, come cammina.
Rispetto ad altre forme di comportamento, la scrittura presenta un grande vantaggio: la sua straordinaria complessità. I neuroscienziati ci confermano che quando scriviamo a mano si attivano almeno 12 centri cerebrali e ben 88 fasci muscolari. La scrittura è infatti un'azione che coinvolge sia il sistema neuromuscolare volontario sia quello involontario: di conseguenza, quando una persona scrive, si esprime con tutto il proprio essere.
Nel secondo episodio:
Il compito della grafologia non è costruire un'immagine artificiale della persona, ma riscoprirne la reale natura attraverso il modo in cui scrive. Infatti, lo ribadisco, più un comportamento è complesso, più è in grado di rivelare la sensibilità di un individuo, il suo modo di relazionarsi e la sua vera essenza. Persino nei movimenti più semplici non siamo guidati solo dalla razionalità: vi confluiscono anche emozioni, sentimenti e la nostra personale visione della vita. Tutto si riflette nel nostro modo di agire.
Il comportamento scrittorio, in particolare, mette in gioco sia i grandi gruppi muscolari sia la muscolatura fine, capace di compiere gesti di precisione.
Se ci fate caso, quando eravate piccoli il vostro calibro di scrittura era molto grande. Con il tempo si è rimpicciolito, finché ognuno ha trovato la propria forma di scrittura: un'impronta che rispecchia come percepiamo noi stessi e gli altri, come viviamo le emozioni, ma anche la nostra aggressività, l'introversione o la difficoltà a entrare in relazione.
Facciamo un esempio molto semplice: prendiamo una lettera ovale come la "O" o la "A". Quando la tracciamo, partiamo da un punto, andiamo avanti e poi torniamo indietro. Questo movimento, apparentemente banale, esprime in realtà la qualità della nostra relazione con chi ci circonda.
.
A seconda di come percepiamo gli altri, se come interlocutori aperti o come una minaccia, il tratto di ritorno sarà fluido oppure brusco. Se il movimento crea un angolo, quella forma spigolosa esprime una sensazione di pericolo e, di conseguenza, la necessità di ritirarsi o di mettersi sulla difensiva.
E questo è soltanto un singolo dettaglio. Durante un'analisi grafologica si osservano almeno 40-45 parametri differenti come ad esempio: la fluidità o spigolosità delle forme, la grandezza, la pressione sul foglio, la velocità di esecuzione e l'atteggiamento psicologico dominante.
La scrittura ci dice se una persona ha fiducia in sé stessa o se ne ha poca, se nutre grandi sogni ma teme di non farcela. In questo secondo caso notiamo allunghi superiori molto accentuati nelle lettere "l", "t" e "f" e un corpo centrale molto piccolo, per le lettere "o", "a" o "n".
Sono tutti comportamenti grafici che mettono in luce le aspirazioni profonde di ciascuno. Quando una persona attraversa un momento di scoraggiamento o di tristezza, sarà capitato anche a voi quando siete stanchi o temete di non riuscire in qualcosa, la scrittura tende a scendere verso il basso rispetto al rigo di base.
Possiamo quindi interpretare la disposizione della scrittura sul foglio come l'orientamento della persona nel proprio spazio di vita. Il foglio raccoglie sia le esperienze passate, sia ciò che si proietta nel futuro: sogni, progetti, desideri e ambizioni. Tutti questi elementi possono essere ordinati e analizzati lungo due assi, a forma di croce, sui quali è disposta la scrittura.”
Nel terzo episodio:
Dicevamo della disposizione a forma di croce. Ora vi spiego: sull’asse orizzontale, a sinistra c'è il passato rappresentato dalla figura materna e dalle esperienze affettive vissute; a destra, la figura paterna che rappresenta il nuovo, ciò che si costruisce pian piano e si crea; sul piano verticale invece, l’altezza esprime la tendenza verso l'ideale, mentre la profondità rivela l’energia della persona: la sua grinta e la forza che possiede e utilizza per vivere, per realizzare i propri ideali e strutturare la propria relazione con gli altri.
Dunque, osservando come la scrittura si posiziona nello spazio, uno spazio che rievoca ideali, pulsioni, dinamismo interiore, ma anche esperienze e aspettative, otteniamo un'espressione globale ma anche dinamica della persona.
La scrittura, infatti, è un comportamento fortemente dinamico che lega il passato al futuro, gli ideali alle possibilità concrete dell'individuo, e così via.
A questo punto possiamo chiederci: Perché riteniamo che l’analisi grafologica risulti più utile per conoscere una persona rispetto all'osservazione di altri comportamenti? Se volessimo studiare una persona attraverso il suo modo di camminare, per farlo seriamente dovremmo registrare il suo cammino per un periodo prolungato e poi analizzarne i singoli momenti. Al contrario, nell’analisi grafologica la scrittura resta lì, presente in tutta la sua complessità. Possiamo tornare a rivederla ogni volta che vogliamo per comprenderne le modalità espressive. A ciò si aggiunge un altro fattore fondamentale: la scrittura non è statica, ma muta con l'evoluzione della persona. Voi che oggi avete 17 anni, a 25 e poi a 50 scriverete in modo diverso, perché la vostra personalità si evolve, cresce e matura anche in base alle esperienze che farete e al modo in cui le vivrete.
È proprio questo a dare valore alla scrittura. La consapevolezza di quanto sia prezioso questo strumento si è diffusa alcuni decenni fa, portandoci nel 2016 a lanciare la campagna "Il diritto di scrivere a mano". La sostituzione della scrittura manuale con la digitazione sta infatti generando diverse criticità, legate al fatto che le due attività stimolano il cervello in modo nettamente differente. I neuroscienziati che studiano il comportamento grafico evidenziano come la scrittura da tastiera attivi pochi centri cerebrali, lo stampatello un numero maggiore, ma sia il corsivo ad attivarne il massimo, richiedendo la perfetta coordinazione di 12 centri cerebrali e ben 88 fasci muscolari.
Ecco perché oggi nelle scuole di diversi Paesi si sta tornando alla scrittura manuale, abbandonando l'orientamento degli ultimi anni che favoriva l’uso di tablet e computer. Pensate che persino alcune università americane hanno ormai vietato agli studenti di prendere appunti al PC perché la memorizzazione conseguente all’uso della scrittura manuale risulta più efficace e permanente nel tempo.
_________________________________________________________
Ringraziamo la scuola, Padre Fermino e i ragazzi che si sono messi in gioco.
Allegati
Ultima revisione il 17-10-2026
